IL CANTAUTORE HA STREGATO IL PUBBLICO CON LE SUE CANZONI, IN BILICO TRA EMILIA E BASSA LOMBARDA (concerto 6 agosto 2010)

sergius.jpgIl comune di Codogno aveva fatto male i
conti: le cento sedie messe a disposizione per
il concerto di Sergio Bassi non sono bastate a
contenere tutto i pubblico presente in Piazza
Cairoli, ben più numeroso di quanto un venerdì
sera di inizio agosto lasciasse presupporre.

Non c’è da stupirsi: quando arriva a suonare un autore vero, di sostanza che non esegua solo “cover” che puoi trovare benissimo in un cd la gente risponde, mossa anche solo dalla curiosità. E Bassi scrive sia musica che canzoni. Anzi i suoi testi raffinati, vere storie, hanno bisogno dei lunghi intro e di lunghe appendici strumentali per potersi completare, per dire tutto e bene, con ordine e nitore. Venerdì si è iniziato alle 21.30 come da cartellone, senza un solo minuto di ritardo. Sul palco allestito dal Live Studio di Codogno, la musica ha continuato ininterrotta fino a mezzanotte. In scaletta una ventina di brani presi dalle ultime due fatiche dell’artista: i dischi E il fiume sta a guardare (2006) e Cavallo pazzo (2007). Bassi non si è mai fermato se non per bere un bicchiere d’acqua tra un pezzo e l’altro, portando in musica quella serietà e precisione che ha imparato sul lavoro, lui che ha girato il mondo come disegnatore industriale. Il suo genere di appartenenza se ancora esistono i generi nel 2010 è il folk rock. Ma non per questo il cantautore sente la necessità di fare il personaggio, di atteggiarsi a “Bob Dylan di noialtri”, come certi cantanti di provincia che affettano lo sguardo intenso e hanno l’ «ok» facile ogni volta che tirano il fiato. Bassi sale sul palco con jeans e polo nera, come fosse reduce da un aperitivo, e se non stai attento gli chiederesti di passarti un cavo, o di portare dell’acqua agli artisti, tanto è poco personaggio. L’usuale formazione della Padus River Band, per l’occasione, si arricchisce della presenza della corista bresciana Greta Cominelli che, oltre a distrarre i mariti nel pubblico con il suo vestitino a fiori, le gambe abbronzate e il sorriso contagioso, è cantante di sostanza che edulcora la voce spigolosa, la “r” codognina di Bassi. Non si limita al coro: accompagna molti ritornelli come controvoce alzando la melodia di un ottava. Vengono suonate Val Padana, Il mantovano volante, Pianura, Il venditore di fumo. Tutto storie avviluppate nelle anse e nella golena del Po,musa ispiratrice del cantautore nativo di Reghinera. Sono storie mezzosangue, indecise se essere lombarde o piacentine. La più bella di queste è cantata nel brano Il conte Max. Max detto “il conte” è il cugino di Sergio: se ne sta seduto in ultima fila, sembra un “rider” americano con la sua bandana e occhiali da sole, collo taurino con tatuaggi colorati, completo di pelle aderente. E’ una leggenda di Piacenza, un ribelle «dell’alta borghesia, cresciuto all’ombra del Farnese». Lui si che è mito, protagonista di aneddoti un po’ consunti: e di lui canta Bassi perché Bassi è come un bardo, deve far sapere cosa succede dalle nostre parti. Forse Sergio Bassi non è il genere di autore che metteremmo nell’I Pod per andare a correre, ma ci ricorda che la vera musica non sta in Lady Gaga o Kate Perry. È sopratutto Lucio Battisti.

Carlo Cerutti

fonte: Il Cittadino